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Selfie delle mie brame … : quando il nostro specchio è on line

Il termine Selfie da alcuni anni è entrato a far parte del linguaggio quotidiano, indicando un comportamento ormai molto frequente e trasversale a culture e generazioni (www.ilpost.it). Diversi studi si sono occupati di selfie, dei significati e dei possibili risvolti del postare on-line un proprio autoscatto; ma come per ogni fenomeno sociale non si può racchiudere tutto in un unico significato e attraverso un solo giudizio di valore.

Postare la propria immagine on-line è una vera e propria modalità di comunicazione ed espressione. Ciò accade in un mondo virtuale, le cui dinamiche e ricadute hanno una profonda continuità con il mondo reale.

Per comprendere meglio il fenomeno è bene soffermarsi sulle sue sfumature: sui contenuti e le ambientazioni dei selfie, sulle motivazioni che spingono di volta in volta a postare gli autoscatti e, infine, sulla frequenza del comportamento.

Uno studio pubblicato sulla rivista Visual Communication Quarterly, e realizzato attraverso delle interviste, ha identificato diversi tipi di ‘selfie-taker’ analizzando le motivazioni che spingono all’autoscatto e alla seguente condivisione on-line (www.repubblica.it). L’indagine ha evidenziato tre categorie principali: i comunicatori, gli autobiografi e i promotori di sé stessi. I comunicatori usano i selfie principalmente per innescare un dibattito sul valore di alcune scelte o azioni; gli autobiografi, invece, utilizzano i selfie come strumento per registrare e conservare ricordi importanti; infine, i promotori di sé stessi, coloro che tendono a postare di più, cercano di presentare e condividere immagini che li ritraggono al meglio, per ricevere l’ammirazione altrui.

Una ricerca italiana condotta su un campione di adolescenti e giovani adulti (Baiocco et al. 2016) ha indagato non solo diversi tipi di selfie, ma anche chi ne fa di più. La ricerca ha sottolineato che le donne, rispetto agli uomini, e gli adolescenti rispetto ai giovani adulti, postano più selfie dove appaiono da soli ed in primo piano; mentre i selfie di gruppo e i selfie con il partner sono una prerogativa degli adolescenti. Secondo lo studio non c’è un unico identikit di chi posta più selfie: tra gli intervistati, quelli più propensi al selfie non solo sono i più “narcisi” (come molti studi hanno dimostrato fino ad ora), ma anche i più estroversi, emotivi ed impulsivi.

Lo studio sottolinea quanto, attraverso un selfie, le persone possano esprimere diverse inclinazioni della propria personalità, soddisfacendo il bisogno di apparire, di acquistare consensi e ammirazione, il bisogno di comunicare con gli altri (spesso con la percezione di essere maggiormente protetti dallo “schermo”) e, infine, il bisogno di agire un comportamento in maniera immediata, modalità che il web, per le sue caratteristiche, permette.

Rispetto alle motivazioni citate emerge un denominatore comune: postare un selfie, che sia per comunicare, mostrarsi o per documentare un ricordo, permette un vero e proprio rispecchiamento. Dopo aver postato un’immagine, i commenti o i like che seguono (o meno) rimandano una precisa immagine di sé stessi, un’immagine riflessa on-line da amici, familiari e conoscenti. Attraverso un selfie, quindi, ci si può specchiare in qualsiasi momento della giornata e ricevere un rinforzo per come si appare, per quello che si fa …  e per come si è.

Ma quando postare selfie diviene una compulsione, quando lo scatto perfetto e il ricevere un like diventano una necessità, il rapporto con questo specchio on-line può divenire problematico.

È in tal senso che la compulsione al selfie, lungi da esserne la causa, può rappresentare l’espressione di una preoccupazione smodata per la propria immagine, può essere il sintomo di un disagio interiore (www.wired.it).

Le sfumature e le forme di questo nuovo sintomo possono essere molteplici come in parte è descritto in “Selfie Surgery – Vorrei essere il mio avatar”, il film documentario di Beatrice Borromeo andato recentemente in onda su Sky (www.spettacoliecultura.ilmessaggero.it). La registra rappresenta uno spaccato che accomuna, seppur in modo diverso, molti adolescenti e giovani adulti che, insoddisfatti del proprio corpo, ricorrono alla chirurgia estetica, o ambiscono a farlo, per poter allineare la propria immagine con quelle filtrate e migliorate dei selfie. Molte delle ragazze intervistate si vergognavano addirittura di uscire di casa, di frequentare alcuni gruppi di persone poiché il loro aspetto fisico non assomigliava all’immagine postata su Instagram, Facebook o Snapchat. Il disagio, l’insoddisfazione, ha portato ad alcune di loro ad applicare un filtro perenne su sé stesse, in modo tale da assomigliare al selfie meglio riuscito o sapientemente filtrato con specifiche app. Purtroppo, come accade per un selfie, i margini di miglioramento possono essere infiniti, come la tendenza all’insoddisfazione e al “ritocco facile”.

Il disagio, quindi, sembra significarsi più che con l’estetica, con la conquista della propria identità, conquista agita attraverso il controllo della propria immagine con selfie compulsivi e, nei casi più estremi, con il tentativo di allineare il proprio aspetto con quello del proprio avatar.

Come procedere

Se senti di avere necessità di una Consulenza in ambito Individuale, piuttosto che di Coppia o Familiare, puoi fissare un appuntamento contattando i numeri 06 92599639 o 388 8242645, o puoi scrivere all’indirizzo e-mail info@massimocanu.it

In caso di impossibilità a poter raggiungere lo Studio, in Roma, potrai fare altrettanta richiesta per una prestazione On-Line, avvalendoti della piattaforma web appositamente realizzata. E’ intuitiva, rapida e sicura.

A conclusione di tale fase consulenziale, sia in Presenza che On-Line, sarà definito quanto emerso nel corso del lavoro e, eventualmente, saranno focalizzati gli obiettivi per l’avvio di una Psicoterapia, la quale potrà essere Individuale, di Coppia o Familiare.

Chiedere aiuto è un segno di forza e, soddisfare i tuoi bisogni psicologici, equivale a compiere il più importante atto d’amore che possa fare verso la tua persona, ancor prima che per coloro che condividono la loro vita con te.