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Il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP)

“Per ludopatia (o gioco d’azzardo patologico) si intende l’incapacità di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o fare scommesse, nonostante chi ne è affetto sia consapevole che questo possa portare a gravi conseguenze” (www.salute.gov.it).

Riconosciuto ufficialmente come patologia nel 1980, dall’Associazione degli Psichiatri Americani, il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) è stato classificato nel DSM IV come “disturbo del controllo degli impulsi non classificati altrove”, ovvero come un “comportamento persistente, ricorrente e disadattivo di gioco, che comprende gli aspetti della vita personale, familiare e lavorativa del soggetto” (www.giocaresponsabile.it).

La successiva edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM V), pubblicata nel 2014, è andata ben oltre la precedente definizione, inserendo il gioco d’azzardo patologico nel capitolo delle dipendenze. “Lo spostamento del ‘Disturbo da Gioco d’Azzardo’ (Gambling Disorder), come viene ora denominato nel nuovo Manuale, è l’espressione di un cambiamento epistemologico che riguarda sia il GAP […] sia le dipendenze nel loro complesso. La ricerca scientifica ha infatti rilevato che le analogie tra GAP e dipendenze chimiche vanno ben al di là della fenomenologia comportamentale” (www.gambling.it).

Dal punto di vista sociale, le persone affette da Gioco d’Azzardo Patologico (GAP), presentano un elevato rischio di compromissione finanziaria personale, che ha evidenti ripercussioni in ambito familiare e lavorativo, fino ad arrivare a gravi indebitamenti e alla richiesta di prestiti a tasso usuraio. “Questo è uno degli aspetti che collega il Gioco d’Azzardo Patologico alla criminalità organizzata, la quale investe molte energie e capitali nel settore. […] Va sottolineato, inoltre, che molto spesso il GAP è associato all’uso di sostanze stupefacenti, all’abuso alcolico e alla presenza di patologie psichiatriche” (www.gambling.dronet.org).

Un recente studio australiano, pubblicato su Addictive Behaviors, ha appurato che l’alta prevalenza di comorbilità psichiatrica, spesso osservata nei giocatori patologici, sia fortemente influenzata dall’abuso concomitante di alcol. La ricerca, condotta su un campione di 140 giocatori, di cui 59 uomini e 81 donne, con un’età media di 47 anni, sottolinea l’importanza di considerare il ruolo dei Disturbi di Personalità e dell’abuso di alcol o, più in generale, dell’uso di sostanze, quando si esamina la correlazione esistente tra Gioco d’Azzardo Patologico e comorbilità psichiatrica, sia per comprendere meglio i meccanismi patologici, sia per progettare il trattamento riabilitativo (www.stateofmind.it).

Nel nostro paese, negli ultimi anni, il fenomeno ha raggiunto livelli drammatici. Secondo quanto riportato dal Ministero della Sanità “c’è in Italia una percentuale di giocatori d’azzardo problematici tra l’1,5% e il 3,8% della popolazione, cui si aggiunge un altro 2,2 per cento di giocatori d’azzardo patologici. Almeno 900 mila persone, dunque […]. L’Italia stampa un quinto dei gratta e vinci di tutto il mondo, e ha il record di apparati elettronici da gioco, circa 416mila, a cui si aggiungono 50mila video lottery. A tutto ciò si aggiunge il complesso mondo delle scommesse e dei giochi d’azzardo illegali, che fattura in Italia non meno di 23 miliardi di euro e offre alle varie criminalità organizzate colossali possibilità di riciclaggio di denaro” (www.ilsole24ore.com).

Uno studio condotto dalla SII.Pa.C. (Società Italiana di Intervento per le Patologie Compulsive) indica che l’85% dei giocatori è costituito da uomini. Fra questi, il 51% ha un’età compresa tra i 40 e i 50 anni; il 22% tra i 50 e i 60 anni e il 65% ha oltre 60 anni. Il fenomeno, tuttavia, risulta in forte aumento anche nella popolazione femminile: attualmente, le donne che si rivolgono alle strutture di assistenza per problemi legati al gioco sono il 28% del totale (www.eticaeconomia.it).

Va detto, inoltre, che l’estrema diffusione delle sale gioco, nonché il moltiplicarsi delle occasioni e delle modalità con le quali sfidare la sorte, unitamente allo stato di crisi economica e all’alto tasso di disoccupazione, indubbiamente, hanno contribuito a promuovere l’insorgenza del disturbo. “L’azzardo ha assunto un forte connotato sociale. È maggiormente diffuso tra le fasce fragili della società; tra le persone già affette da una dipendenza, tra gli anziani e i più poveri; tra coloro che hanno un lavoro precario o sono disoccupati” (www.forumterzosettore.it).

Tra i giochi che sembrano predisporre maggiormente al rischio, vi sono quelli che offrono una maggiore vicinanza spazio-temporale tra la scommessa e l’eventuale premio, quali slot-machine, giochi da casinò, ma anche video poker e bingo. È importante sottolineare che, sebbene il gioco di per sé non possa essere vietato, in quanto fonte di legittimo piacere, gli effetti negativi sulla salute e la rapida diffusione del gioco d’azzardo problematico richiedono tempestivi interventi atti a salvaguardare la salute dei cittadini. Per quanto attiene la normativa italiana, uno degli interventi più organici è stato effettuato con il Decreto Legge n. 158 del 2012, convertito nella Legge n. 189 del 2012.

Il provvedimento aveva introdotto disposizioni finalizzate a: limitare la pubblicità dei giochi con vincite in denaro, con particolare riguardo alla tutela dei minori; esplicitare le reali probabilità di vincita e il rischio di sviluppare una dipendenza da gioco; vietare l’ accesso dei minori alle sale, ovvero alle aree destinate al gioco; effettuare controlli mirati, per verificare il rispetto delle norme, a tutela dei minori; rivedere, limitatamente alle nuove concessioni, e anche su indicazione dei Comuni, la dislocazione dei punti di raccolta del gioco, evitando la prossimità a luoghi sensibili, quali Scuole, Università, Ospedali e luoghi di culto (www.diritto24.ilsole24ore.com).

Con la Legge di Stabilità 2016 si sono introdotte delle norme volte a sanzionare l’impiego dei cosiddetti “totem”, ovvero di quegli apparecchi che consentono di collegarsi alle piattaforme per il gioco online, e ha bloccato le concessioni per l’apertura di nuove sale da gioco, prevedendo “esclusivamente” il rinnovo delle circa 15.000 licenze in scadenza nel 2016. Sono state approvate, inoltre, disposizioni limitative della pubblicità, con riferimento sia agli orari in cui sono vietati i messaggi pubblicitari nelle tv generaliste (dalle ore 7:00 alle ore 22:00), sia ai contenuti specifici dei messaggi.

Regioni e Comuni, a loro volta, hanno approvato specifici provvedimenti, volti a prevenire la diffusione della dipendenza da gioco e a tutelare le persone maggiormente a rischio di sviluppare una dipendenza. “Per quanto riguarda specificamente gli incentivi/disincentivi tramite l’Irap, le regioni Lombardia, Piemonte, Basilicata e Umbria hanno stabilito una riduzione dello 0,92% dell’Irap per gli esercizi che effettuano la disinstallazione ed un corrispondente aumento dello 0,92% per le sale con attrezzature da gioco […]. Basilicata, Liguria, Piemonte, Puglia, Toscana e Campania, hanno istituito “un apposito Osservatorio sul gioco d’azzardo […]. La Regione Piemonte ha previsto una periodica valutazione della concreta attuazione della normativa regionale” (www.avvisopubblico.it). Al fine di arginare un fenomeno che risulta sempre più dilagante, tanto tra gli adulti quanto tra i minori, occorre che le Istituzioni e le strutture preposte collaborino per implementare le azioni di contrasto, informazione e prevenzione, soprattutto per le fasce più giovani della popolazione, nonché per migliorare l’efficacia e la fruibilità dei servizi di cura e reinserimento.

Per modificare l’attesa irrealistica di riuscire a risolvere i propri problemi attraverso continue scommesse, occorre aiutare la Persona ad acquisire consapevolezza della propria dipendenza dal gioco e a sviluppare le più idonee competenze per riuscire a farsi carico del problema, anche grazie al supporto della propria famiglia.

Ove necessiti, verranno elaborati percorsi personalizzati, che coinvolgano e supportino pure le figure familiari significative, non solo all’interno del percorso psicoterapeutico ma anche, eventualmente, all’interno di strutture di riabilitazione. Per coloro che avessero già raggiunto questo fondamentale traguardo, sono previsti percorsi di sostegno che consentano il rafforzamento dell’autostima e il potenziamento delle risorse personali, al fine di aiutare la Persona a ricostruire i propri legami affettivi e le proprie relazioni sociali, riconquistando, al tempo stesso, autonomia ed efficienza in ambito lavorativo. Ciò, al fine di consentire un affrancamento completo dalla dipendenza ed evitare possibili ricadute.

Come procedere

Se senti di avere necessità di una Consulenza in ambito Individuale, piuttosto che di Coppia o Familiare, puoi fissare un appuntamento contattando i numeri 06 92599639 o 388 8242645, o puoi scrivere all’indirizzo e-mail info@massimocanu.it

In caso di impossibilità a poter raggiungere lo Studio, in Roma, potrai fare altrettanta richiesta per una prestazione On-Line, avvalendoti della piattaforma web appositamente realizzata. E’ intuitiva, rapida e sicura.

A conclusione di tale fase consulenziale, sia in Presenza che On-Line, sarà definito quanto emerso nel corso del lavoro e, eventualmente, saranno focalizzati gli obiettivi per l’avvio di una Psicoterapia, la quale potrà essere Individuale, di Coppia o Familiare.

Chiedere aiuto è un segno di forza e, soddisfare i tuoi bisogni psicologici, equivale a compiere il più importante atto d’amore che possa fare verso la tua persona, ancor prima che per coloro che condividono la loro vita con te.