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Donare sangue: un atto di solidarietà sociale

Donare sangue è un atto di estrema generosità, una forma di solidarietà sociale senza pari, poiché si cede una parte essenziale di sé per offrirla ad un altro essere umano. Metaforicamente, e in molti casi realisticamente, donare sangue vuol dire restituire la vita. Nei secoli il sangue ha incarnato aspetti ambivalenti, divenendo elemento primario nei riti propiziatori e negli atti di purificazione. Per alcune popolazioni la linfa che nutre il corpo umano rappresentava l’elemento di comunione con il divino. “Nella cultura Maya il sangue veniva posto, al pari dell’acqua, alla base della vita. Il suo scorrere e fluire rappresentava lo scorrere dell’universo ed era una delle molteplici chiavi per giungere al “divino” (Cecilia Gatto Trocchi, Enciclopedia illustrata dei simboli). Pensiamo, inoltre, al valore dell’Eucaristia e al significato della Comunione nel Cattolicesimo: “mediante questo sacramento, ci uniamo a Cristo, il quale ci rende partecipi del suo Corpo e del suo Sangue per formare un solo corpo” (http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p2s2c1a3_it.htm).

Quale elemento che accomuna ciascun essere umano, il sangue dovrebbe rappresentare il bene democratico per eccellenza: prescinde dall’età, dalla provenienza, dallo status socio-economico. Eppure, in molti casi, non è una risorsa così scontata. Per numerose persone, affette da patologie croniche, malattie del sangue o a seguito di incidenti, interventi chirurgici o cure contro il tumore, le trasfusioni possono costituire una vera e propria “terapia salvavita” (http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?lingua=italiano&id=191&area=Salute_Solidale).

La disponibilità di questa ricchezza, indispensabile alla sopravvivenza umana, risulta talvolta carente e sono molte le associazioni e gli enti governativi che, attraverso campagne di informazione e sensibilizzazione, richiamano al valore della responsabilità civile e invitano i cittadini a donare sangue.

“Il sangue non si produce in laboratorio ed il fabbisogno annuo in Italia è di 2.400.000 unità di sangue intero e più di 1.000.000 litri di plasma. L’impossibilità di ottenerlo tramite procedimenti chimici e il suo larghissimo impiego, rendono il sangue un presidio terapeutico prezioso non sempre disponibile. La maggior parte di noi può donare il sangue e molti, almeno una volta nella vita, potrebbero averne bisogno” (http://www.fidas.it/diventare-donatori-di-sangue).

Lunedì 14 giugno si celebrerà la Giornata Mondiale del donatore di sangue (World Blood Donor Day), istituita nel 2004 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il cui scopo è quello di “ringraziare tutti i volontari che  ogni giorno, scelgono di donare sangue contribuendo alla cura di molte persone in stato di necessità”. Per far fronte all’emergenza sangue, la World Health Organization ha fissato al 2020 l’obiettivo per rendere ciascun Paese autosufficiente in materia di raccolta del sangue, mediante donazioni volontarie e gratuite, infatti “Secondo i dati della stessa Organizzazione, ad oggi, in soli 62 Paesi le scorte di sangue provengono al 100% da donatori volontari e non pagati mentre in 40 Paesi si ricorre ancora alla richiesta di donazioni tra familiari del paziente o anche a donatori a pagamento” (http://www.centronazionalesangue.it/notizie/world-blood-donor-day-2015-000#sthash.YChl8MMH.dpuf).

In Italia, benché l’autosufficienza sia garantita a partire dal 2003 e il numero dei donatori sia gradualmente aumentato, la media dei donatori abituali rimane ancora distante da quella europea. Ciò, nonostante l’adeguamento delle normative in materia di sicurezza sia per il donatore che per il ricevente. Nel D. M. del 3 marzo 2005, il Ministero della Salute ha stabilito, infatti, i “Protocolli per l’accertamento dell’idoneità del donatore di sangue e di emocomponenti”, ossia le procedure volte ad appurare i requisiti del donatore, a tutelare la salute del donatore e a garantire la qualità del plasma raccolto e, conseguentemente, la sicurezza delle trasfusioni (http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/dettaglioAtto?id=1214).

Al fine di offrire maggiori garanzie, in termini di sicurezza per il ricevente, il Ministero punta, inoltre, ad aumentare iI numero dei donatori che si recano nei centri trasfusionali per donare sangue con cadenza regolare, ossia almeno due volte, nell’arco di 24 mesi. “L’obiettivo di tutti i centri trasfusionali è arrivare ad avere il maggior numero possibile di donatori periodici, i cui controlli regolari e ripetuti garantiscono maggior sicurezza  per il ricevente. Diventare donatore abituale è una scelta consapevole e importante per se stessi e per gli altri. Per alcuni malati, infatti, il sangue è una necessità quotidiana ed è quindi fondamentale poter contare sempre sulla disponibilità di donatori” (http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?lingua=italiano&id=191&area=Salute_Solidale).

Ulteriori dettami in materia di sicurezza sono riportati nel D.L. n. 208 del 9 novembre 2007, in attuazione “della direttiva 2005/62/CE che applica la direttiva 2002/98/CE per quanto riguarda le norme e le specifiche comunitarie relative ad un sistema di qualità per i servizi trasfusionali”. (http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/07208dl.htm).

Il Centro Italiano per la Psiche

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